Un albo solo per metà d'oro


Nel nome della Vittoria. La toponomastica del luogo si declina perfettamente con un agone sportivo di cui la vittoria è la massima espressione. In questa piazza trova ospitalità la Mille Miglia; la Maratona di Brescia ha posto il suo traguardo; tante manifestazioni han trovato felice ispirazione. Portare qui una gara ciclistica, importante com'è il Trofeo Città di Brescia, è scelta ambiziosa, affascinante e suggestiva per la coreografia del luogo, per l'idea stessa di portare il ciclismo nel cuore della città. Ma pure è atto velleitario per i rischi che il fondo stradale lastricato a pietra comporta nei ripetuti passaggi e, soprattutto, in un eventuale arrivo in volata. Stasera di certo interromperemo la danza della pioggia da giorni intrapresa alla ricerca di un po' di refrigerio. Cambiare per cambiare, perchè non l'arrivo in Castello, punto supremo, logistico e agonistico, della corsa?
Il Città di Brescia si veste di novità in questo suo quarantunesimo capitolo e il più esplicito riferimento ad Amedeo Guizzi, nel nome e nel ricordo del quale questa manifestazione era nata, riannoda definitivamente il filo che si era spezzato.
Il Trofeo Giornale di Brescia, due domeniche fa, ci ha riportato alle origini di questa Corsa della notte, ci ha fatto riscoprire le radici di questo avvenimento sportivo ed è stato importante: senza radici non cresce l'albero della memoria che porta i frutti della nostra storia, fondamenta su cui edificare il futuro. La storia di questa corsa ci racconta di come e quanto il ciclismo sia mutato in questi quarant'anni, non certo in meglio. Le prime venti edizioni si sono adornate di nomi importanti. Mino Denti e Ferruccio Manza hanno inaugurato quest'albo veramente d'oro, profilandolo d'iride con i titoli mondiali conquistati in anni successivi. Mario Anni non mancò di lanciare la sua promessa mantenuta tra i professionisti al fianco di grandi campioni. Così come Aldo Parecchini, tricolore dei dilettanti, fedele scudiero di Eddy Merckx, iscritto nell'albo degli audaci del Tour, autore di una tra le fughe più importanti per durata. Con Roberto Visentini si visse una serata speciale: Fausto Bertoglio l'anno prima trionfò in rosa sullo Stelvio e undici anni dopo fu lo stesso Roberto Visentini a ripetere il trionfo al Giro d'Italia. Poi venne l'era Orfeo Pizzoferrato, che in pista fu inseguitore tricolore, quattro volte vincitore in via dei Mille, originario punto d'approdo della gara. Per non scrivere di Enrico Camanini, Daniele Zorzi, Adriano Bonardi, Domenico Perani, Marco Tabai, che ritroviamo poi ad otto anni di distanza: chi ha memoria ben può adornare di particolari le carriere di questi illustri personaggi, rappresentanti di un ciclismo bresciano dell'età dell'oro.
Molti nomi dei secondi vent'anni restano scritti in minuscolo. Stefano Faustini è l'ultimo bresciano capace di rinverdire la bella tradizione. Poi tanti lampi rimasti senza tuono: troppi giovani balzati alla ribalta il tempo di una stagione, qualcuno di questa sola gara, poi spariti lasciando dietro di sè una scia di delusione, quando non di sospetto. Il ciclismo è mutato, così come il modo e l'onestà di interpretarlo. La lotta al doping s'è fatta finalmente spietata anche tra i dilettanti, in una categoria in cui il male si è insinuato più subdolo, rendendo, arido di campioni il professionismo retto solo da illusioni. A questa corsa, alla sua storia, affidiamo una speranza.

Il Trofeo Città di Brescia rimane comunque la corsa di Brescia e dei bresciani, inalienabile patrimonio, segnato in rosso sul calendario degli appuntamenti, un po' come la Fiera di San Faustino. è il richiamo della strada, il riappropriarsi della città. L'occasione è la corsa, il motivo è vivere una serata diversa d'inizio estate, come accadeva un tempo lungo i marciapiedi a passar parola per vincere il primo caldo in attesa di un fresco refolo per rendere più gradevole la notte. Poi c'è la gara con il suo contenuto agonistico, ed è aspetto tutt'altro che secondario per chi allo sport si appassiona. è un avvenimento che coinvolge in quel dipanarsi, giro dopo giro, in un interminabile susseguirsi di azioni ed emozioni, fino ad applaudire il nuovo vincitore. Con la speranza torni ad essere un giovane, bravo e onesto a cui poter affidare un sogno.